“La ragazza con l’orecchino di perla”

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Titolo: La ragazza con l’orecchino di perla

Autore: Tracy Chevalier

Casa Editrice: Neri Pozza

Pagine: 237

Genere: romanzo storico
Delft, Olanda del 1600. Griet è la protagonista della storia che oggi vi voglio raccontare. In particolare Griet è “la ragazza con l’orecchino di perla”. Chi non ha mai sentito questo titolo? Chi non conosce il famoso quadro del pittore Vermeer?  Un titolo che ho conosciuto e apprezzato quando, da bambina, ho visto l’omonimo film interpretato da Scarlett Johansson e Colin Firth.
Una storia che mi ha sempre attirato, fin da piccola mi incuriosiva quel sentimento d’amore inespresso che collegava come un filo rosso i due protagonisti. Una caratteristica ripresa proprio dal romanzo di Tracy Chevalier, dal quale hanno poi attuato la trasposizione cinematografica.

La storia inizia proprio con Griet, una giovane ragazza di 16 anni costretta a dover lavorare come domestica per i  Vermeer. Una scelta dovuta dalla necessità di dover aiutare i genitori quasi ridotti alla fame.
Dal momento in cui inizia a lavorare per la famiglia dei Vermeer, si crea un particolare rapporto di tensione tra i vari componenti della casa e lei. Una tensione che va dall’astio, per quanto riguarda Catharina la moglie del pittore e  Tanneke la domestica più anziana, ma vi è un altro tipo di tensione fatta di sguardi, sospiri e di parole non dette tra Griet e Jan Vermeer.

Il filo indissolubile che lega i due protagonisti accompagnerà il lettore durante l’intera lettura del libro, lasciandolo in quella sensazione agrodolce del non poter sapere null’altro dei sentimenti dei due, entrambi accomunati da una forte necessità di non mostrare agli altri le proprie emozioni, emozioni che sfociano probabilmente solo al momento della creazione del famigerato quadro: la ragazza con l’orecchino di perla (o ragazza col turbante).

La trama si caratterizza per essere in prima persona, una caratteristica che rende la scrittura particolarmente immersiva. Da lettrice ho iniziato di recente ad apprezzare l’utilizzo di tale tipologia, al contrario, da ragazzina  ho sempre preferito il poter “ascoltare” i pensieri dei personaggi che solo la terza persona può regalare. Tuttavia, non è esattamente così. Con la prima persona, è vero, rimane tutto più misterioso, ma il lettore ha la sensazione di entrare nel personaggio, di poter vedere attraverso gli occhi di Griet, di poter ammirare le opere di Vermeer, la poesia della sua pittura. É una narrazione delicata, molto attenta ai particolari, apre la mente del lettore a un mondo di colori, dove un bianco non potrà mai essere semplicemente un bianco, ma è l’unione di mille altre sfaccettature, sfumature e ombre. É quasi una sorta di poesia il poter ammirare il modo in cui un grande pittore organizza i suoi quadri, come questi vengano prima dipinti dalla mente, e poi realizzati in un modo tanto particolare quanto affascinante.

Un libro nel quale la cortigiana invita il lettore in modo quasi impercettibile, ritrovandosi sedotto senza neanche rendersene conto.

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