“L’eleganza del riccio”

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Titolo: L’eleganza del riccio

Autore: Muriel Barbery

Casa Editrice: Edizioni e/o

Pagine: 318

Genere: narrativa moderna

 

Il libro di cui vi voglio parlare è un romanzo francese: “L’eleganza del riccio”. Un libro pluripremiato che vanta ben 50 ristampe ed è considerato una delle sorprese editoriali del 2006. Ma perché ho scelto questa storia? In realtà non sono stata guidata dalla moda, dalla bellezza della copertina o dalla trama avvincente. Bensì la mia scelta è stata dettata dal concetto racchiuso nella storia stessa: La bellezza del riccio. La bellezza di quel piccolo animaletto che con le spine cerca di crearsi una barriera, uno scudo, dalle minacce esterne.  Un animale estremamente introverso e sospettoso in grado di chiudersi e proteggersi ma nonostante ciò, in esso si racchiude la bellezza e la tenerezza della sua fragilità e della sua delicatezza. Ecco cosa mi ha spinto a sceglierlo, un semplice concetto.

La trama è abbientata nella Parigi dei giorni nostri, al numero 7 di rue de Grenelle, in una palazzina dell’alta borghesia francese. In contrasto con il lusso dei suoi inquilini vediamo Renée, la portinaia del bel palazzo da ormai ventisette anni. Renée è una signora di cinquant’anni, una donna che nonostante il suo aspetto esteriore, poco curato e dimesso, in essa si racchiude una grande intelligenza e acutezza mentale. Una portinaia con la passione per l’Arte e una moderna fan di Lev Tolstoj.
Una donna che non vuole mostrare il suo vero essere, ma cerca di sottolineare il suo ruolo stando attenta a mantenere quelli che rappresentano gli stereotipi legati a tale mestiere:

“[…] le portinaie guardano ininterrottamente la televisione mentre i loro gatti grassi sonnecchiano, e che l’atrio del palazzo deve olezzare di bollito. […] Mentre la televisione della guardiola, garante della mia clandestinità, bercia sciocchezze per teste di rapa senza che sia costretta a sentirla, con le lacrime agli occhi gioisco dei miracoli dell’Arte” (Muriel Barbery, 13-15).

Poi c’è Paloma, figlia di un ministro, anch’essa protagonista e anch’essa inquilina all’interno della lussuosa palazzina. Una ragazzina di appena dodici anni ma con una spiccata capacità di osservare il mondo quasi in termini sociologici e filosofici, il tutto celato dietro dei comportamenti asociali e di isolamento. Una ricercatrice, una studiosa del comportamento umano, in un corpo di un’adolescente alla continua ricerca del vero senso della vita, una ricerca che la porta fin dal principio a voler fare una scelta tanto drastica quanto ponderata.

Due personaggi diversi quanto simili, accomunati dalla curiosità verso il mondo, la cultura  e la fuga stessa dagli altri. Due universi paralleli che riusciranno a incontrarsi grazie a monsieur Ozu, l’unico in grado di capire la loro vera natura.

La trama si dispiega agli occhi del lettore mediante due diversi punti di vista, grazie ai quali è possibile visitare ed esplorare i mondi delle due protagoniste. Il romanzo è strutturato mediante l’utilizzo della prima persona, grazie alla quale il lettore riesce a comprendere le varie sfaccettature dei pensieri di Renée e Paloma.

La storia, la cortigiana, contrariamente alle mie aspettative, non è riuscita a trasportarmi nel suo mondo. Un parere che probabilmente andrà contro corrente, ma per quanto riguarda la struttura narrativa l’ho riscontrata altalenante dal punto di vista dell’attenzione. Una trama che non sempre ha facilitato la focalizzazione della concentrazione nella storia raccontata, determinando in tal modo un  rallentamento nella lettura data dalla necessità del dover rileggere alcune parti.

Se lo consiglio? Nonostante il mio parere personale, sì. È un romanzo che si contraddistingue per la sua ricchezza di valori. Una storia che ha la capacità di insegnare e trasmettere i cosiddetti buoni sentimenti, il tutto contestualizzato dal punto di vista di due personaggi completamente opposti. Una storia, quindi, dove non sono riuscita a trovare la cortigiana, ma che in sé racchiude una grande ricchezza.

 

 

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