L’inconfondibile tristezza della torta al limone – Aimee Bender

Un libro che trasporta il lettore in un viaggio misterioso e magico, in un mondo amplificato dove gli alimenti riescono a esprimere sentimenti, a parlare, a mostrare rabbia e frustrazione, gioia e tenerezza, dove sarà una bambina di nove anni a prendere per mano chi legge e mostrargli quel mondo emozionale e culinario.
Una storia che si discosta leggermente dalla narrativa ma che ha in sé un ingrediente che si avvicina al fantastico e al soprannaturale, che permette al lettore di affacciarsi a un potere diverso da quello a cui è abituato ma che ugualmente trascina, inesorabile.

SquarePic_201942133010344Autore: Aimee Bender

Titolo: L’inconfondibile tristezza della torta al limone

Casa Editrice: Minimum Fax

Pagine: 336

Genere: Narrativa

 

Cari lettori,
questo mese vi parlo del romanzo “L’inconfondibile tristezza della torta al limone” di Aimee Bender, edito da minimum fax. Un libro psicologico, che indaga nella profondità dei sentimenti umani, nelle maschere innalzate da ognuno di noi per autodifesa o semplicemente per proteggere chi ci sta accanto.

Un titolo che effettivamente racconta e riassume un libro intero, rafforzato dall’immagine della copertina che illustra come una semplice fetta, o boccone, di un cibo possa aprire un mondo sulla persona che ha preparato quella pietanza. Una finestra sulla sua anima.

Veniamo alla storia:

Il nono compleanno di Rose Edelstein è alle porte. La sua vita fino a quel momento è sempre trascorsa tranquilla, nella solita routine, tra le stranezze del fratello, una mamma allegra ed ecclettica e un padre ligio alla routine quotidiana. Tutto trascorre tranquillo, fino a quel momento, quando la madre le prepara una torta al limone per festeggiare il compleanno ormai imminente. Una torta fatta con amore, come tutte le mamme, o almeno così Rose crede. In realtà, assaggiando una semplice fetta, Rose riscontrerà un intero universo che le parla delle emozioni della madre, sentimenti amalgamati tra loro negli ingredienti, nel burro, nel lievito, nella farina. Una tristezza inconfondibile e angosciante. Da quel giorno, la sua vita non sarà più la stessa, dovrà lottare tra le emozioni che la investono, emozioni nascoste, segrete, e che deve subire attraverso ogni singola pietanza che assaggia. La noia presente nei cibi della mensa, il rancore nella gelatina di frutta, il senso di colpa nell’arrosto della madre. In questo vortice di emozioni, sia provate che subite, scoprirà che non è sola ma che anche il fratello, così taciturno e schivo, nasconde qualcosa, un qualcosa di strano e incomprensibile…

Le abili mani di mia madre avevano fatto il dolce, e la sua mente era stata in grado di equilibrare gli ingredienti, ma lei lì non c’era

***

Un romanzo psicologico che rappresenta una finestrella sull’interiorità dell’essere umano, le angosce che investono ognuno di noi nel quotidiano, tra le preoccupazioni e i sentimenti che affollano la nostra mente, i nostri pensieri, in ogni momento, quando incantiamo lo sguardo in un punto preciso, assenti, senza accorgercene, o in questo caso quando cuciniamo. Forse è vero, quando si cucina si trasmettono le emozioni in ogni ingrediente che si maneggia, tutto dipende dal come lo si manipola, se con amore, rabbia, o con svogliatezza. Il risultato finale poi probabilmente non sarà quello che ci si aspetta.

La scrittura della Bender si caratterizza per l’utilizzo della voce narrante della protagonista, un universo autodiegetico, che permette al lettore di essere coinvolto in quell’uragano di emozioni che investono Rose al momento di quella sua particolare e personale scoperta sul mondo emozionale e culinario. Un mondo amplificato, una scoperta continua e incessante, una scrittura che permette di percepire la stanchezza e la difficoltà della protagonista nell’affrontare tutta quella gamma di informazioni che una singola persona, per di più una bambina, non è in grado di affrontare. O almeno non nell’immediato, ma solo riuscendo a trovare un rifugio da tutto quel caos.

Un viaggio misterioso e magico, che si discosta leggermente dalla narrativa ma che ha in sé un ingrediente che si avvicina al fantastico e al soprannaturale, che permette al lettore di affacciarsi a un potere diverso da quello a cui è abituato ma che ugualmente trascina, inesorabile.

Che dire della Cortigiana? La storia incuriosisce il lettore già dal titolo eccentrico, particolare. Personalmente ho sempre pensato che la cucina potesse trasmettere le emozioni di chi maneggia gli ingredienti. E questo romanzo è un po’ una conferma di questi miei pensieri.

Una storia che non deluderà, ma che riuscirà a immedesimare il lettore in Rose, nella sua dote del capire le persone. Un romanzo in grado di far riflettere e, nel voltare l’ultima pagina, non si potrà fare a meno di osservarlo, nella sua consistenza, la sua copertina, sfogliare nuovamente quelle pagine, quel mondo d’inchiostro, quel mondo così personale. Poi lo si chiuderà, e in quel momento, quando quel piccolo universo sarà ormai terminato, bisognerà prendere un attimo per sé, per capire. Capire quel mondo diverso e intimo.

 

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